Messico
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Rituali e sacrifici animali a San Juan Chamula, Chiapas

Chiesa di San Juan Chamula

Chiesa di San Juan Chamula

Il Messico, quello vero, volevo toccarlo con mano, volevo uscire dai soliti circuiti turistici per portarmi a casa la consapevolezza che non tutto quello che si può visitare di un paese straniero è fatto con lo stampino.
Non tutto si piega al volere del turismo e San Juan Chamula è uno di quei posti che ancora resiste.
Resiste perché questo paesino dalle poche anime, facilmente raggiungibile da San Cristóbal, è in realtà un luogo assolato e sperduto posto sopra ad un altopiano, dove ci si arriva schiacciati su di un colectivo, assieme a donne vestite con abiti locali ovvero giacche ricamate in cotone e lunghe gonne di lino nere, dai capelli corvini raccolti in trecce disordinate che mangiano fragole fresche da un sacchetto in plastica.
Mi siedo vicino ad una bambina con le guance rosse di fragola che mi guarda con quei due noccioli neri e che mi porge le sue manine che sanno di dolce misto a terra, il pulmino parte mentre mi godo il viaggio sentendomi piacevolmente fuori posto.
In realtà gli abitanti di San Juan non sono così a disagio con gli stranieri dato che questo paesino è famoso per ospitare alcune comunità di maya tzotzil che ancora praticano riti e sacrifici animali e seguono una religione tutta loro che unisce tradizioni preispaniche con quelle cattoliche.

A San Juan non c’è nulla, solo una piazza polverosa e un viale arso dal sole, di quelli che fatichi a vedere lontano senza che l’orizzonte si offuschi per il calore emanato dalla terra.
Non sono tipo da ammirare tutte le chiese che incontro durante i miei viaggi, ma a San Juan Chamula la chiesa è qualcosa di spettacolare, una delle più belle opere semplici mai viste prima.
I colori sono bellissimi, maioliche di un verde cangiante e inserti di ogni colore fanno da contorno ad un bianco che riflette sotto il sole cocente.
Questo centro nevralgico di colore posto in mezzo al nulla è di una bellezza che personalmente mi lascia senza fiato.

Le maioliche della Chiesa di San Juan Chamula

Le maioliche della Chiesa di San Juan Chamula

Per entrare in chiesa pago pochi pesos, il che mi fa dubitare della genuinità della cosa, ma appena entro vengo catapultata in un’altra dimensione.
Il pavimento è zeppo di aghi di pino sparsi qua e là, cosi tanti da non lasciare neanche un lembo di pavimento scoperto. L’arredo è disordinato, statuette, altarini e altre chincaglierie sono poste ai lati della chiesa come se aspettassero di essere collocati altrove.
Non vi sono sedie, gli abitanti di San Juan che vengono a pregare si siedono a terra spostando gli aghi di pino fino a creare un cerchio intorno a loro e a chiudersi fuori dal mondo.
Con sé hanno dei sacchetti pieni di chissà che cosa, lo scoprirò fra breve.
Alcuni sembrano in trance, un vecchio signore, quello che scopro essere il “curatore“, colui che pratica i riti contro i malocchi, agita le proprie braccia in aria fino a posarle delicatamente sul capo di un altro anziano seduto con loro. Una cantilena accompagna il rituale e avvolge tutta la chiesa andando a rimbombare negli angoli più nascosti.
A terra, alcune bottiglie di acqua e di coca cola attirano la mia attenzione. Cerco invano di indovinare a cosa servano.
Osservo attentamente e capisco che nel sacchetto posto a terra, vicino alle ginocchia del curatore, qualcosa si muove.
È una gallina che verrà offerta in sacrificio.

Mi sento quasi mancare, non vorrei assistere a quello che penso accadrà, ma allo stesso tempo nutro profondo rispetto per le credenze di queste persone; apparentemente così diverse dalle nostre ma in fondo così simili.
Il curatore prende il sacchetto contenente la gallina – che ancora non ha esaurito l’ossigeno che ha nei suoi piccoli polmoncini -, questa si agita.
Poi lo passa sul corpo della persona sottoposta alle sue cure e fa si che tutti i mali vengono assorbiti dal povero animale.
Le candele accese in circolo danzano ad ogni soffio d’aria, è ora che la persona sottoposta a rituale beva alcune bevande poste a terra: i rutti, come mi verrà spiegato, servono a far fuoriuscire il male dal proprio corpo. Da qui l’utilizzo della coca cola.
Non occorre raccontarvi come l’animale verrà poi sacrificato per sconfiggere il male, vi basti sapere che assistere ad una scena del genere, probabilmente molto più genuina di alcune pratiche di uccisione che vengono perpetrate ai danni degli animali nella nostra società, ha fatto vacillare alcune mie opinioni che non posso e non voglio star qui a spiegare in questo post.
Questione di ipocrisia: fino a che non vediamo, va tutto bene.
Come mi è stato poi spiegato, gli animali sacrificati vengono mangiati come alimenti sacri o seppelliti davanti alla casa dei malati.

Usciti dalla chiesa, ancora sotto l’effetto ipnotico di queste pratiche, ci dirigiamo su per una strada polverosa per cercare il cimitero.
Scatto pochissime foto a volti di persone (solo consenzienti), lo faccio per rispetto perché qui la popolazione crede che le foto rubino l’anima.

I pochi volti di San Juan Chamula

I pochi volti di San Juan Chamula

Bisogna stare molto attenti a non infastidire troppo i locali, qui a San Juan si fa sul serio.
Il cimitero è qualcosa di desolante e bellissimo insieme: croci a perdita d’occhio, bianche per i bambini, azzurre per i giovani e nere per gli anziani.cimitery-san-juan-chamula

Dettagli del cimitero di San Juan Chamula

Dettagli del cimitero di San Juan Chamula

Purtroppo nei dintorni trovo molta sporcizia, non vi è alcuna cura del luogo destinato al riposo eterno ma il contrasto fra questi cumuli di terra, le croci colorate e il nulla che le circonda formeranno un’immagine che sedimenterà in me pian piano, uno di quegli attimi che rimarranno impressi fra i miei ricordi di viaggio più significativi.

San Juan Chamula, il vero Messico.

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Scritto da Stefania Pozzi

Da grande vorrei viaggiare e scrivere di viaggi, nel frattempo provo a viaggiare e a scrivere di viaggi. Social Media Specialist, Travel Blogger e Founder di diquaedila.it

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