Fuori tema
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Diario di una pendolare: Trenord e le sue campagne anti vandalismo

Oggi parliamo di un viaggio, che seppur poco entusiasmante, sempre di viaggio si tratta.
E’ quello che ogni giorno accomuna i pendolari che dall’Hinterland milanese si riversano in massa tra le arterie della nostra affollatissima metropoli.
Sono le 8.30 di un frizzante lunedì mattina di inizio ottobre.
Gli ultimi strascichi d’estate hanno ormai lasciato spazio alla frescura autunnale che quest’anno si è fatta lungamente attendere per la gioia di tutti noi. Sulle banchine, gente dalla faccia assonnata. Gli sguardi corrucciati di qualcuno, preannunciano il solito disagio: 20 minuti netti di ritardo ci separano dall’arrivo del treno. C’è allora chi avvisa in ufficio, chi brontola e chi percorre spazientito i lati del lungo corridoio serpeggiando fra la gente.
Poi la solita corsa per aggiudicarsi il posto, qualche litigio e finalmente si parte. 
Sono le 9.00 AM e lo scenario che puntualmente si ripresenta è il biglietto da visita per un altro affannoso inizio settimana.
Così ricorrente, così dannatamente irritante.
Si arriva in Cadorna 25 minuti più tardi. La gente scende come a scappare dalle carrozze inumidite dalla brina mattutina e in lunghe file si sparpaglia per raggiungere il cuore della stazione.
Ciondolando fra i passanti svogliati, scorgo qualcosa alla mia destra, fatico a mettere a fuoco ma poi la vedo: un’ enorme montagna, un ammasso di ferraglie, sedili, vetri rotti e altre macerie accatastati in “bella mostra”. Sulle prime non capisco il perché di quell’orrenda scultura recintata, ma poi osservando meglio noto che porta la “firma” di Trenord.

La campagna contro il vandalismo di Trenord

E’ una campagna contro il vandalismo sui treni. Una trovata sicuramente di impatto notevole, anche  giusta volendo. Peccato che non sia retta, a mio parere, da solide basi.
Trenord afferma che il vandalismo “ci” costa (e anche in questo rendersi parte della massa sono degli strateghi) ben 12 milioni di euro all’anno.

l’esposizione in Piazza Cadorna

Forse questa colorita messa in scena, ha come scopo quello di ammansire gli animi delle migliaia di persone che con le loro proteste intasano lo scarno sito delle ferrovie.
Non sarà un modo per dire: “stiamo lavorando per voi anche se non ve ne accorgete”?
Mettendo in piazza (nel vero senso della parola), come se non ce ne fossimo accorti, tutto il marciume su cui ogni giorno viaggiamo. O forse, è solo un modo per convincerci che siamo noi stessi a rovinare le cose che paghiamo caramente….e che non dobbiamo lamentarci, anzi, contribuire a rivendicare i nostri diritti, segnalando le aggressioni.
E allora si che tutto si sistemerà.
Sono bravi, loro, a passare il messaggio “tutto quello su cui viaggiamo è anche nostro e dobbiamo proteggerlo“…la chiamerei quasi psicologia inversa. Peccato che di inversamente proporzionale ci sia solo l’elevato costo dei biglietti a contrastare i pochi agi forniti.
Poi quando provi a lamentarti (educatamente) con un operatore Trenord, ti senti rispondere che se non sei soddisfatto del servizio offerto, puoi tranquillamente raggiungere milano con altri mezzi.
Quando si dice un clima famigliare e democratico.

Forse questo mio post è solo un’esagerazione, forse è scritto con toni esasperati a causa dei continui disagi che io, pendolare, nonché diretta interessata, subisco.
Però passare ai lati di quella stazione, sudata e di corsa grazie al nuovo ritardo regalatomi da Trenord e vedere quello slogan ai piedi dell’intreccio di ferraglia, ha generato in me questa reazione bellicosa condivisibile, oppure no.
Quello che è certo è che, se si potessero ammucchiare le migliaia e migliaia di proteste che ogni giorno arrivano via mail, o telefonicamente ai nostri amici di Trenord, una stazione ferroviaria non basterebbe affatto.

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Scritto da Stefania Pozzi

Da grande vorrei viaggiare e scrivere di viaggi, nel frattempo provo a viaggiare e a scrivere di viaggi. Social Media Specialist, Travel Blogger e Founder di diquaedila.it

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