Ecuador
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Quella volta a Guayaquil in Ecuador, come in un film d’azione

Santa Ana a Guayaquil, Ecuador

Santa Ana a Guayaquil, Ecuador

Come trasformare un giorno apparentemente inutile in una manciata di ore da ricordare con piacere?
Come riempire un intermezzo troppo lungo tra il trasferimento da Lima alle Galapagos?
Siamo a Guayaquil per più di 24 ore, la terza città più importante dell’Ecuador.
Non sappiamo niente di lei, le abbiamo dato poca importanza perché eravamo troppo presi dalla smania del viaggio fra Perù e Galapagos.
Cerchiamo qualche informazione sul web e dopo qualche secondo decidiamo di tuffarci a nostra insaputa fra il caos di questa rumorosa città.

La prima cosa che notiamo é il Parco delle Iguane, proprio di fronte al nostro hotel e la cattedrale.
Una, due, dieci, iguane… No aspetta, saranno una cinquantina o anche più.

Parco delle Iguane, Guayaquil

Parco delle Iguane, Guayaquil

Alzi lo sguardo ed è impossibile vedere un ramo senza uno di questi affascinanti esemplari appollaiati. Cammini stando attento a non schiacciarne qualche d’una. In fondo al viale noto anche una grande pozza d’acqua contenente tartarughe di ogni dimensione. Faccio un salto di 20 anni e torno bambina.

Usciti dal parco, procediamo lungo un viale che ci porta dritti al lungo “mare“. Ci dirigiamo al Malecón, una specie di centro commerciale all’aperto con tanti chioschetti che servono cibo locale da baracchini dai quali esce odore di fritto e musica latino americana.
Il vociare è insistente, bambini corrono scalzi per le strade piastrellate del lungo mare, donne passeggiano incespicando sui loro stessi tacchi, venditori ambulanti abusivi urlano una fastidiosissima cantilena: “Agua agua agua agua, helado, helado, helado, helado“.
Sono tanti e la voce del più forte scavalca quella degli altri. Sono insistenti. Il caldo dà alla testa, tanto da premermi forte al petto la malinconia del silenzio andino. Non è facile passare in poche ore dalla pace dei 4000 metri al chiasso di questa città impazzita.
Scappiamo disperati in camera, ho bisogno forte di una doccia.

Usciamo prima del tramonto e chiediamo un taxi per raggiungere la parte più caratteristica della città: Santa Ana è un mucchietto di case coloratissime inerpicate su un monte. Bisogna arrivare in cima al faro per godere di uno stupendo panorama, dicono.

Ma prima voglio parlarvi dell’attenzione dedicata ai taxi. Quello che non vi ho detto è che Guayaquil è una città che negli ultimi anni è stata sottoposta ad un progetto di recupero che l’ha resa un pochino più sicura. Prima di questo intervento i turisti non potevano girare per la città senza correre parecchi rischi.
Qualche strascico deve essere rimasto dato che per prendere un taxi veniamo costantemente avvisati di salire su una vettura sicura, cioè monitorata dalla polizia tramite un sistema di telecamere (ben tre per vettura) e un pulsante di sicurezza che se premuto attiva un allarme che arriva diretto alle autorità.

Il motivo di tanto trambusto, l’abbiamo scoperto grazie a qualche domanda curiosa rivolta appunto ai tassisti “sicuri”. Questa tecnica di prevenzione arriva direttamente dal Brasile ed è atta a scoraggiare il servizio di taxi abusivo. È successo, ad esempio, che i finti tassisti portassero i malcapitati clienti in qualche oscura via della città puntandogli una pistola alla testa e costringendoli a prelevare tra le 24 del giorno precedente e l’una di quello successivo, in modo da potergli rubare l’importo relativo a due giorni.
Terrificante.

Che si fa, si torna in camera? No.
Arriviamo finalmente al quartiere di Santa Ana, si alza una sbarra e ci viene detto di percorrere un viale completamente scortati dalla polizia. Non ci credo, sembra di stare in un film d’azione. Mi viene da ridere, di quei ghigni gonfi di tensione.

Poi ci si apre un mondo: un viale completamente colorato, musica latina che esce dai localini, bambini ovunque, drive-in improvvisati nelle viuzze a strapiombo, street food, pop corn, odore di zucchero filato.

444 scalini nella città dei balocchi fino in cima al faro, da cui ci si gode il tramonto e la vista sulla città sgangherata.

444 scalini a Santa Ana a Guayaquil

444 scalini a Santa Ana a Guayaquil

Prima di scendere ci fermiamo in uno dei baretti sgarruppati e prendiamo due birre enormi per allentare la tensione. Neanche le foto hanno potuto catturare fino in fondo la poesia e l’atmosfera di quei momenti.

Vista dal Faro sulla città di Guayaquil

Vista dal Faro sulla città di Guayaquil

Proprio di fronte a noi, a due metri di distanza, una casa privata di un azzurro intenso, un balconcino in ferro battuto e due persiane sbeccate come un grande sorriso sdentato. Due vecchietti seduti sugli sgabelli, lei tiene i piedi sulle gambe di lui e sgranocchia noccioline da un bicchiere di latta. Dentro è buio, ci si gode la baldoria di una calda domenica sera.

Guayaquil dopo il tramonto

Guayaquil dopo il tramonto

I bambini corrono giù per le scale e nonostante il loro stupore nel vedere macchina e cavalletto, mi trovo perfettamente a mio agio con i locali.
In città ci aspetta il solito taxi sicuro ma di pensare ai rischi, davvero, non mi va.
Preferisco ricordare Guayaquil esattamente così: colorata, vociante, profumata di zucchero e di spiedini alla piastra, alle luci della sera, con il faro che sorveglia tutto e quanto il circondario

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Scritto da Stefania Pozzi

Da grande vorrei viaggiare e scrivere di viaggi, nel frattempo provo a viaggiare e a scrivere di viaggi. Social Media Specialist, Travel Blogger e Founder di diquaedila.it

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