Thailandia
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Un giorno diverso dagli altri, in Thailandia

Casa degli Angeli, Thailandia

Casa degli Angeli, Thailandia

Quattordici giorni esatti su e giù per la Thailandia.
Il nostro rientro è previsto da Bangkok il 23 dicembre, fa caldo e l’afa inizia a farsi sentire già di prima mattina.
Manca un solo giorno al nostro rientro ma decidiamo di non trascorrerlo in città.
Ci siamo accordati con una ex collega espatriata e venuta a vivere qui da qualche anno.

Vi faccio scoprire un lato autentico di questo paese, dice.
Perfetto, dissi eccitata e curiosa all’idea di conoscere la gente del luogo.

In realtà non sapevo cosa aspettarmi ma soprattutto non avevo idea di quanto sarebbe stato duro il prezzo per l’autenticità.
I nostri occhi ma soprattutto i nostri cuori hanno un metro di giudizio che può essere applicato senza problemi a quasi tutti gli accadimenti della nostra società. Ma qui in Thailandia è tutta un’altra storia e poi spesso in vacanza ci andiamo per vedere il mondo ma ci scordiamo che non è tutto come in una cartolina.

Siamo a Nonthaburi, cittadina ad una trentina di chilometri da Bangkok.
Quando il cancello della Casa degli Angeli si apre, le mie gambe codarde tentennano ma riesco comunque a mantenere il controllo di un’apparente stabilità.
Un grande cortile vociante addobbato a festa si presenta davanti ai miei occhi, qui ci sono più di trenta gradi ma è Natale. Si sente profumo di riso, donne e bambini sono seduti per terra un po’ ovunque.

Alessandra si stacca da noi e io la seguo con lo sguardo per non perdere il nostro unico punto di riferimento. Saluta i bambini con fare giocoso, si vede che qui è di casa.
Poi finalmente conosciamo Sr. Angela: un angelo, appunto, che gestisce la casa d’accoglienza e offre assistenza a bambini disabili e alle loro mamme. Il Centro, aperto nel febbraio del 2008 è dono della Caritas di Venezia alla Diocesi di Bangkok.

La donazione della Caritas di Venezia

La donazione della Caritas di Venezia

Sono sincera a dire che inizialmente entrare a piccoli passi in questa realtà non è stato semplice. Mi sono sentita come una bambina in gita scolastica, come una turista che per quanto volonterosa non avrebbe mai avuto il giusto atteggiamento davanti a situazioni del genere.

Poi mi sono ricordata di quanto sia difficile cucirsi addosso un comportamento artefatto, di quanto apparentemente (ma solo in superficie) possa proteggere. In realtà è come se le persone ti parlassero e tu non sentissi cosa ti stanno dicendo.
Ho deciso di abbandonarmi a quello che Suor Angela aveva da dirmi e credo di essermela cavata piuttosto bene.
Ho smesso di annuire alle sue parole e ho iniziato a fare domande sincere, provocate dalla curiosità per un contesto così inusuale per me.

Ho scoperto che il Centro ospita bambini con varie disabilità, di cui quasi la metà sono abbandonati, mentre altri hanno ancora la loro famiglia, e la loro mamma presta servizio nella Casa. Alcuni sono residenti stabili mentre altri sono ospiti della Casa solo durante il giorno.
I bambini ricevono il servizio di fisioterapia e assistenza infermieristica seguono sessioni di sviluppo intellettivo con due maestre e vengono inseriti nelle attività di gruppo per sviluppare il più possibile le loro potenzialità.

Le mamme imparano a tenere pulito l’ambiente, a preparare il cibo adatto alle esigenze dei piccoli (alcuni si nutrono col sondino), a fare la fisioterapia e a prendere decisioni di ordinaria amministrazione riguardo i turni di lavoro e le spese per il menu quotidiano. Imparano a risparmiare qualcosa dal loro salario giornaliero per amministrare in modo costruttivo l’economia della loro casa.
Suor Angela dice che questo è importante perché le madri devono essere in grado, un domani, di contare solo su loro stesse. Qui imparano lavoretti per poi vendere in giro le loro abilità.
Ogni giorno si prega, molte di loro si sono addirittura convertite al cattolicesimo. Per alcune è successo grazie alla ritrovata speranza, al fatto che abbiano trovato qualcuno che le accetta per come sono.

Alla casa degli angeli ho visto piccoli cuccioli d’uomo colpiti da disgrazie tremende.
Tra tutti mi è rimasto impresso il sorriso di i bimbo cieco, costretto su di una sedia a rotelle.
Ripeteva il mio nome, mentre mi stringeva la mano sentivo la sua forza.

I bimbi della Casa degli Angeli in Festa

I bimbi della Casa degli Angeli in Festa

Quando ho salutato i piccoli dell’istituto mi sono lasciata dietro le loro vite e ancora oggi ogni tanto mi chiedo cosa ne sia stato di loro e se si ricordano ancora di me, quella ragazza bionda con quello strano aggeggio curioso attaccato al collo.

 

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Scritto da Stefania Pozzi

Da grande vorrei viaggiare e scrivere di viaggi, nel frattempo provo a viaggiare e a scrivere di viaggi. Social Media Specialist, Travel Blogger e Founder di diquaedila.it

Ci sono 2 commenti

  • Mi ero persa questo post dalla Thailandia. E’ sempre molto bello (e interessante per chi lo legge) vivere esperienze che esulano un po’ dal classico concetto di viaggio..

    Grazie Stefi! :)

    • Stefania Pozzi scrive:

      Grazie a te Luci! Spero di poter raccontare presto altre esperienze come questa. Gli incontri genuini, non del tutto programmati sono sempre i più belli… quelli che lasciano un segno. Anche se inizialmente spaventano un po’. :*

  • La tua opinione contribuisce alla ricchezza del mio blog!

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